Italians Do It Better!!, by Domenico Quaranta (English)

Domenico Quaranta, “Italians Do It Better!!”, in AA.VV., Neoludica. Art Is a Game 2011 – 1966, Skira, Milano 2011.

I

Italians Do It Better!! was an exhibition that ought to be done. After a few years working as an art critic and curator, I learned to look with suspicion at the following things: exhibitions that seek to explore the artistic use of any given medium, and exhibitions that refer to an alleged national identity. Both these categories are today, in art, misleading and outdated. Artists are moving between media with the same freedom with which they cross national borders. Contemporary art is now a global Esperanto, a lingua franca that makes use of all media to generate a dialogue, on a common platform, between artists from all over the world.

This doesn’t mean, of course, that the specific nature of a medium, as well as cultural identity, are obsolete, remnants of a past that someone tries, painfully and artificially, to keep alive. They are, however, the result of a choice, an achievement, not a badge or a label that qualify an artist for the simple fact that she is born in a certain place, or that she usually works with a specific medium. There are no such things as Iranian video art, German photography, Latin American performance, Japanese painting; and any attempt to cluster a group around terms like these has to fight, on the one hand, with transnational affinities and, on the other, with transmedia affinities. But there can be, and indeed there is, an artist who has carved with pain in her Iranian identity, and who has found in video the best suited language to talk about it; there can be, and there is, an artist able to express – mostly in the form of a painting – contemporary Japanese culture and its elements of continuity and rupture with an ancestral tradition. Continua a leggere

Italians Do It Better!!, di Domenico Quaranta (Italiano)

Domenico Quaranta, “Italians Do It Better!!”, in AA.VV., Neoludica. Art Is a Game 2011 – 1966, Skira, Milano 2011.


I

Italians Do It Better!! era una mostra necessaria. Nei pochi anni della mia attività di critico e curatore, ho imparato a guardare con sospetto due cose: le mostre che cercano di esplorare l’uso artistico di un determinato mezzo, e le mostre che fanno riferimento a una presunta identità nazionale. Entrambe queste categorie risultano oggi, in arte, fuorvianti e obsolete. Gli artisti si muovono tra i media con la stessa libertà con cui attraversano i confini degli stati nazionali. L’arte contemporanea è, oggi, un esperanto globale, una lingua franca che si serve di tutti i media per far dialogare, su una piattaforma comune, artisti di qualsiasi origine.

Ciò non significa, ovviamente, che la specificità mediale, come la specificità culturale, siano lettera morta, fatti del passato che qualcuno si sforza, penosamente, di tenere in vita. Significa, però, che sono il frutto di una scelta e di una conquista, non un’etichetta che un artista si porta in fronte per il semplice fatto di essere nato in un determinato luogo, o di servirsi preferibilmente di un determinato medium. Non esiste una video arte iraniana, una fotografia tedesca, una performance latino-americana, una pittura giapponese, e qualsiasi tentativo di raccogliere un gruppo attorno a definizioni come queste dovrà lottare, da un lato, con affinità elettive transnazionali e, dall’altro, con affinità elettive transmediali. Ma può esistere ed esiste una artista che ha scavato, con dolore, nella propria identità di iraniana, e che ha trovato nel video il linguaggio più consono a raccontarla; può esistere, ed esiste, un artista capace di raccontare la cultura giapponese contemporanea nei suoi elementi di rottura e di continuità con una tradizione ancestrale, e di farlo per lo più con i mezzi della pittura. Continua a leggere